APPELLO AI SINDACATI E AI PARTITI: RIALZATE LA TESTA E RIPRENDETEVI CON DIGNITA’ IL POSTO CHE VI COMPETE NELLA SOCIETA’ DEVOLVENDO IL VOSTRO CAPITALE PER AIUTARE GLI ESODATI E I POVERI DEL PAESE…

  FIRMIAMO LA PETIZIONE ONLINE INDIRIZZATA AL PARLAMENTO PER DARE DIGNITA', ONESTA' E LEGALITA' AI PARTITI E AI SINDACATI

Cari amici online, la sindacalista Camusso ha detto che serviranno 2,7 miliardi per coprire la cassa integrazione del paese. Allora perché non lanciamo un appello a questi prodi sindacalisti e ai partiti, diventati nel frattempo casta in questi anni grazie ai contributi pubblici rivevuti.. I soldi si possono trovare se i medesimi lasciando da parte i propri interessi,  e se per una volta troveranno  il coraggio di devolvere il loro capitale facendo un fondo di solidarietà a favore dei cassa integrati. Sappiamo tutti che i sindacati e i partiti grazie ai numerosi contributi pubblici a fondo perduto hanno accumulato in questi anni un patrimonio miliardario .. fatto di immobili, interessi ecc. Noi siamo stanchi delle loro solite frasi fatte e siamo stanchi che debbano sempre scippare i soldi dalle tasche della povera gente. Noi abbiamo già dato… ora tocca agli intoccabili dare buon esempio.. se sono diventati così economicamente potenti non è certamente per loro merito.. ma è solo grazie ai contributi pubblici…contributi tra l’altro inseriti in bilanci non pubblici e pertanto non trasparenti.. Siamo arrivati ormai al limite .. siamo stanchi di vedere le solite facce.. di oligarchi politici e sindacali che fanno solo i propri interessi…loro stessi sono diventati dei potenti datori di lavoro…. La maggior parte della gente per colpa di questa disgraziata crisi ha avuto il coraggio di rimettersi in gioco…………facendo sacrifici su sacrifici ma questo non basta…… ora tocca a voi leader del sindacato e dei partiti…. voi che siete una parte istituzionale importante.. ma che a tutt’oggi avete dato solo cattivo esempio.. Alzate la testa e abbiate uno scatto di dignità… Se amate il vostro paese che tanto vi ha dato….. donate il vostro capitale e cercate per il futuro di mettervi in regola.. perché a tutt’oggi coperti dalle vostre inique leggi state operando fuori dalla legge…

GABRIELE CERVI.

Presi 2,2 miliardi, spesi 579 milioni. Ma i partiti non mollano un euro

 

 Alessandro Camilli

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ROMA – Dal 1994 al 2012 lo Stato, tutti noi, abbiamo versato ai partiti politici l’astronomica cifra di 2 miliardi 253 milioni 612 mila 233 euro. Loro, i partiti, nello stesso lasso di tempo ne hanno spesi 579 milioni 4 mila 383. Ergo, 1 miliardo 674 milioni 607 mila euro, li hanno incassati senza un perché. Già, perché i soldi pubblici li hanno incassati alla voce “rimborsi elettorali”, ma il rimborso è, per definizione stessa, la restituzione di una somma spesa. Quello che eccede quella somma lo si può chiamare in molti altri modi, ad esempio finanziamento, ma non certo rimborso. Basta quindi la semplice operazione aritmetica di sottrazione di quanto speso dai partiti da quanto dai cittadini loro elargito, per capire che quello che serve ora, per dare un minimo di credibilità alla politica, non è una riforma, soft e lenta, dei controlli su come i partiti spendono, ma un taglio netto degli euro che loro incassano. Non è tempo di mezze misure né di rimandi. Quei soldi vanno diminuiti, da subito, a partire dalla prossima tranche di “rimborsi”, oltre 100 milioni di euro, che i partiti incasseranno a fine luglio.

Questo pomeriggio (11 aprile) i tecnici della maggioranza, Rocco Crimi e Massimo Corsaro per il Pdl, Benedetto Della Vedova per Fli, Giampiero D’Alia per l’Udc, Antonio Misiani e Gianclaudio Bressa per il Pd, si incontreranno per affrontare il nodo dei soldi pubblici ai partiti, divenuto irrimandabile dopo gli scandali in casa Margherita e Lega. Nel tentativo di chiudere in fretta su un testo di massima. Un testo che però si prevede “al ribasso”. Solo in futuro infatti dovrebbe essere affrontata la questione della democrazia interna, chi e come decide come spendere, e della quantità dei rimborsi elettorali. Per ora non sembra esserci alcuna intenzione di decurtare l’entità dei finanziamenti, piuttosto si penserà a chi e come affidare il controllo dei bilanci dei partiti. Bilanci che ora sono di fatto senza controllo alcuno, cosa evidentemente insostenibile, anche se prima di controllare come vengono spesi, bisognerebbe prima occuparsi di quanti soldi vengono ai partiti elargiti. I partiti vogliono fare da soli, l’idea del decreto non gli piace, anche se in questo caso l’urgenza sembra esserci tutta. Non gli piace perché li esproprierebbe del loro ruolo e, soprattutto, dei loro soldi. A loro non piace, ai cittadini piacerebbe.

Se non bastasse l’aritmetica poi, anche l’Europa ha sentito la necessità di sottolineare come la nostra legislazione in materia di soldi ai partiti politici sia poco seria. La situazione, secondo il Consiglio d’Europa, è grave ed è “urgente” porre rimedio. Il documento è stato elaborato e reso noto dalla commissione Greco (Groupe d’Etats Contre la Corruptione, il braccio anti-corruzione dell’organizzazione paneuropea) e sottolinea che “la maggiore debolezza” del sistema sta nei controlli. Il ruolo che i cittadini possono svolgere è “molto limitato” – si legge – e quello esercitato dalle autorità pubbliche è “molto frammentato, più formale che sostanziale”. Così frammentato che, come scrive Luigi La Spina su La Stampa, “per oltre due terzi, i partiti incassano soldi che non hanno una documentazione, verificata e credibile, valida a confermare lo scopo di effettivo rimborso elettorale. Anzi, per la stragrande maggioranza dei casi, non esiste alcuna documentazione. Insomma, prendono dai contribuenti italiani 100 e ne spendono correttamente solo circa 33”. E la stima fatta da La Spina è persino per difetto, i dati pubblicati da Repubblica parlano di un 75% del totale dei soldi incassati privo di documentazione.

Il giudizio europeo non tiene poi conto di un aspetto peculiare della nostra storia politica e fondamentale, ed è giusto che non lo faccia visto che si deve limitare per ovvi motivi ad un commento “tecnico”: la vera e propria truffa propinata agli italiani che, con un referendum, avevano bocciato e cancellato il finanziamento pubblico dei partiti. Votazione ottenuta sull’onda emotiva di Mani Pulite, vero. Come è vero che i partiti non possono vivere senza denaro pubblico (anche se altrove lo fanno). Le forze politiche così, con un espediente meschino e tanto sfacciato da apparire persino provocatorio nei confronti del rispetto che si dovrebbe avere per i cittadini in una democrazia, l’hanno, di fatto, ripristinato. Neanche a dirlo in forma molto più generosa che in passato. E l’hanno ripristinato definendolo “rimborso elettorale”, peccato che non sia un rimborso e peccato che non sia assolutamente legato a quanto i singoli partiti hanno speso per le campagne elettorali. La legge prevede che ogni forza politica incassi tot euro per ogni voto ricevuto. In altre parole chiunque di noi potrebbe candidarsi e non fare campagna elettorale, tanto riceverebbe comunque i soldi dei rimborsi.

Scrive ancora La Spina: “Il rispetto per la volontà popolare imporrebbe l’ossequio al risultato del referendum, cioè l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Ma pretenderlo, in Italia, sarebbe come pretendere l’impossibile. Si può chiedere, invece, come minimo risarcimento ai cittadini, almeno il dimezzamento di questa “imposta forzosa”, con il controllo, da parte di una autorità estranea a qualsiasi influenza politica, di come questi soldi vengano usati. I partiti devono uscire da una condizione unica tra le associazioni italiane, quella dell’assoluta imperscrutabilità dei loro bilanci e dell’assoluta insindacabilità dei loro statuti e delle regole di democrazia interna. Prima di cambiare la Costituzione, sarebbe meglio applicarla, perché su questo tema la nostra Carta fondamentale è del tutto disattesa”.

Prima ancora del controllo e della Costituzione si dovrebbe rispettare in verità la lingua italiana, e parlare di rimborsi quando di questi si tratta, usare il termine “rimborso” per descrivere le astronomiche cifre che i partiti incassano, viene definito in italiano “raggiro”.

Repubblica si è presa la briga di andare a vedere quel po’ di cifre che la Corte dei Conti ha in mano, poche perché, come detto, per lo più i soldi vengono girati ai partiti senza documentazione che ne giustifichi la ragione. Ed ha preso in considerazione i cinque principali partiti – Pdl, Pd, Idv, Udc, Lega Nord – e quanto hanno speso e incassato per le ultime politiche, quelle dell’aprile 2008.

Al partito di Silvio Berlusconi, in base ai voti ottenuti, spettano per quell’unica tornata elettorale oltre 19 milioni di euro per la Camera e quasi 22 milioni per il Senato: il totale, da corrispondere in cinque rate annuali, è di 206 milioni 518 mila euro. A pagina 70 della sua relazione la Corte dei Conti dice che le spese dichiarate per quelle elezioni, e controllate dai magistrati, ammontano a 68 milioni 475 mila euro. Da aggiungersi ai 437mila spesi per la circoscrizione estero. Quindi, è stato speso poco più di un quarto di quello che viene incassato. Le cose non cambiano per il Pd. Al Partito democratico spettano, dal 2008 al 2013, 180 milioni 231 mila euro. Il partito di Pier Luigi Bersani ne ha spesi, per le elezioni, molti di meno: 18 milioni 418 mila. Francesco Belsito, per la Lega Nord, aveva a disposizione 41 milioni e 384 mila euro per le politiche del 2008, avendo speso solo (questo ha potuto verificare la Corte) 3 milioni 476 mila euro.L’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro ha diritto a 2l milioni 658 mila euro avendone spesi 4 milioni 451 mila. L’Udc prende in cinque anni 25 milioni 895 mila euro. Ne ha spesi – è il partito per cui c’è meno differenza – 20 milioni 864 mila. (…) Di tutti questi soldi, l’ultima rata è ancora da versare e dovrebbe arrivare alla fine di luglio. Sono poco più di 100 milioni per le politiche del 2008, cui però bisogna sommare i soldi che i partiti prenderanno anche perle ultime regionali ed europee. Solo i cinque maggiori incasseranno così 166 milioni e 436 mila euro. Il Pdl attende 68 milioni, il Pd quasi 58, l’Udc e l’Italia dei Valori poco più di 11 milioni, la Lega quasi 18”.

Bersani, segretario di quel Pd che si vanta di essere l’unico ad avere un controllo esterno sui propri conti, ha detto: “Noi siamo disponibilissimi e intenzionati a rivedere il sistema del rimborso elettorale ma questa discussione richiede dei tempi e io non accetterei che in attesa di questi tempi ci si possa ristrutturare casa coi soldi del partito. Io voglio immediate misure per il controllo”. Bloccate la tranche di luglio.

Mentre Anna Finocchiaro, capogruppo Pd in Senato, facendo riferimento al modello all’americana voluto dal Pdl per i contributi dei privati, con tanto di detrazioni fiscali, ha avvertito: “stiamo attenti perché i partiti devono poter contare su risorse certe, altrimenti la politica resterà esclusiva dei Paperoni”. Gli ultimi 20 anni di Berlusconi dovevano essere evidentemente l’eccezione che conferma la regola.

I ladri di Stato e la lunga storia del finanziamento pubblico dei Partiti

di Redazione (21/9/2012)

2 commenti

 

 

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di Francesco Busalacchi

Oggi in tutti i giornali i politici autocelebrano la grande impennata di civiltà che li ha portati ad approvare (solo nella Giunta per il regolamento della Camera: il cammino è ancora lungo e pieno di insidie, ma tant’è) una norma che consenta la verifica dei bilanci dei gruppi parlamentari da parte di una società esterna alla Camera dei deputati. Si tratta, in sostanza, del controllo sulle spese effettuate con i soldi pubblici che vengono distribuiti ai partiti come rimborso delle spese elettorali.

La cosa rischia di avere un effetto magico ed ipnotico, direbbe Marcuse, il quale ci mette in guardia contro le astuzie della ragione. E fa un esempio. La sigla NATO, ragionevole e giustificata dalla lunghezza dei termini non abbreviati, serve ad evitare domande non gradite. La sigla infatti non dice quel che dice North Atlantic Treaty Organization, menzionando un trattato tra nazioni che si affacciano sull’Atlantico del Nord, nel qual caso qualcuno potrebbe chiedere perché siano membri l’Italia, la Grecia e la Turchia. Questo stile, dice Marcuse, possiede una concretezza sopraffattoria. E la sopraffazione consiste nel volerci impedire, quasi sempre riuscendovi, di ricordare e porre precise domande, cioè, nel caso di cui parliamo, nel farci credere che è stato fatto uno sforzo sovrumano e un sacrificio inenarrabile. Ma noi abbiamo buona memoria e le domande invece ce le poniamo.

Come e perché nasce il finanziamento pubblico dei partiti? Cerchiamo di ripercorrere tutta la vicenda.

A metà degli anni Settanta del secolo passato esplose in Italia e in tutta Europa un clamoroso caso di corruzione, lo scandalo Lockheed. Dato il numero e l’importanza dei politici implicati (un Presidente della Repubblica fu costretto a dimettersi), la politica, tutta, piuttosto che fare ammenda per i propri tesserati mascalzoni (anzi ci fu chi teorizzò che rubare per finanziare i partiti non era reato), trovare subito il sistema di cacciare via i farabutti e scegliere gente onesta da mettere al loro posto, trovò nei costi della politica la motivazione della corruzione e argomentò che se i partiti avessero goduto di appositi finanziamenti la corruzione sarebbe finita.Un ragionamento disonesto e truffaldino, una delle pagine più squallide e miserevoli dell’intera storia repubblicana.

Fu come se il Parlamento, avendo appurato che tutte le persone che si chiamavano Giuseppe Rossi erano affetti da una incoercibile tendenza a rubare, avessero deciso di porvi un freno assegnando agli stessi, utilizzando i soldi dei contribuenti, un vitalizio milionario. Come se l’onestà non fosse una virtù, ma una questione di quantità e come se il sistema del finanziamento pubblico fosse garanzia quindi di onestà e correttezza. (a destra, immagine interna di Montecitorio, foto tratta da midiesis.it) 

La cronaca ci ha sempre dimostrato che per la maggioranza dei politici la politica è un modo di arricchirsi. Oltretutto va sempre ricordato che l’uso del pubblico denaro deve essere motivato dall’interesse pubblico. Orbene, quale può essere l’interesse pubblico a che i politici siano onesti, non essendo essi obbligati a fare politica e potendo esercitare la loro libidine di latrocinio nel settore privato? Solo se fossero obbligati potrebbe esserci un (teorico) interesse dello Stato a costringerli all’onestà, ma non è così, anzi ricordiamo che i partiti che esprimono i politici sono associazioni private volontarie neanche riconosciute dallo Stato e quindi fatte da privati cittadini, come i signori Giuseppe Rossi, appunto.

Di fronte alla corruzione dilagante degli inizi anni Novanta (la prova provata che chi è disonesto lo è sempre e comunque), si arrivò alla saturazione e al referendum abrogativo del finanziamento pubblico dei partiti. In assoluta malafede, però, non tenendo conto della volontà popolare, la politica inventò un sistema che aggirò l’ostacolo. Invece di finanziare direttamente i partiti si rimborsarono le spese che i partiti avevano sostenuto per effettuare le elezioni. La motivazione,ripetuta in questi giorni, in occasione del caso Lusi e del nuovo tentativo di eliminare i rimborsi, era che senza i rimborsi si rischiava che un miliardario potesse comprarsi qualsiasi partito.

Come se non fosse già stato dimostrato che un miliardario per scendere in campo non ha bisogno di un vecchio partito e che trova più conveniente farsene uno nuovo di zecca!

La legge operò in assoluto silenzio, foraggiando tutti i partiti con denaro pubblico per importi due o tre volte superiori alle spese effettivamente sostenute e senza prevedere controlli, come se improvvisamente i politici, visitati dallo Spirito Santo, fossero diventati casti e puri. Il caso Lusi ci dice chiaramente che non è così. Non solo, ma si rivela una beffa atroce. Infatti sono stati rubati dai politici i soldi (del contribuente) che erano stimati necessari per evitare che i politici rubassero.

E veniamo al contenuto della delibera della Giunta della Camera e al sistema dei controlli ideato.

La stella di Plutarco brillò luminosissima fino alla Rivoluzione francese. Fino a quando cioè tutto il potere era accentrato nelle mani di uno solo ed era quindi necessario che quest’uno imparasse l’arte del buon governo. E chi meglio di Plutarco, con gli esempi degli uomini illustri e con i suoi precetti morali faceva alla bisogna? A poco a poco, dopo la rivoluzione si affermò la dottrina di Montesquieu e la garanzia del buon governo venne riposta nel sistema della separazione dei poteri e in quello dei controlli bilanciati. La cui regola fondante è quella della terzietà, il che vuol dire che il controllante non deve mai, dico mai, sedere alla tavola di don Rodrigo. (sopra, immagine esterna di Montecitorio, foto tratta da romeartlover.it)

Qualcuno ricorderà che per perorare la causa di Lucia il buon frate Cristoforo si reca a casa di Don Rodrigo, il quale, in quel momento sta banchettando con certi suoi amici tra i quali c’è il podestà, colui che, per dirla con lo stesso Manzoni, “avrebbe dovuto, in teoria, rendere giustizia a Renzo Tramaglino”.

La stampa riporta che la norma (se passerà) prevede che i bilanci dei gruppi parlamentari saranno certificati da una sociètà di revisione legale selezionata dall’Ufficio di presidenza con procedura di evidenza pubblica. Vediamo se questa procedura rispetta il principio di terzietà dei controlli. E quindi se è rispettata la condizione di separatezza e di indipendenza nei confronti delle due parti in causa. A voi sembra corretto che sia l’Ufficio di Presidenza (che è composto di rappresentanti dei gruppi parlamentari che saranno sottoposti ai controlli) a selezionare i concorrenti? A me francamente non sembra.

Si sa che i politici resistono a tutto tranne che alle tentazioni. Resisteranno i politici alla tentazione di condizionare le scelte? Resisteranno i politici ai condizionamenti delle società concorrenti? Non è più logico allontanare da sé ogni sospetto facendo decidere ad un organo terzo rispetto al Parlamento? Forse, ma i rischio di essere controllati veramente sarebbe altissimo.

APPELLO AI SINDACATI E AI PARTITI: RIALZATE LA TESTA E RIPRENDETEVI CON DIGNITA’ IL POSTO CHE VI COMPETE NELLA SOCIETA’ DEVOLVENDO IL VOSTRO CAPITALE PER AIUTARE GLI ESODATI E I POVERI DEL PAESE…ultima modifica: 2013-04-17T08:34:00+00:00da mobbing21
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